NextGenerationEU: la Commissione europea approva il piano per la ripresa e la resilienza dell’Italia da 191,5 miliardi di €
Luglio 6, 2021
Quanto pesa l’inflazione, pari oggi all’1,3% in Italia, su 10mila euro cash depositati
sul conto corrente? 130 euro. È la somma che gli italiani sono disposti a versare in
cambio della serenità di sapere che quei soldi sono in banca e nessuno li tocca. Ma
non è proprio così visto che bisogna tenere conto dell’incremento del costo della
vita. Dunque il potere d’acquisto reale di quei soldi sul c/c ogni anno si erode di un
po’.

D’altronde qual è l’alternativa? Se lo è chiesto anche Paolo Savona, presidente
della Consob, l’authority che vigila sui mercati finanziari. Nella relazione di lunedì
14 giugno, Savona ha spiegato che la capacità di risparmio delle famiglie italiane
durante l’era Covid è aumentata del 50% ma con rendimenti pari a zero:
«Considerata la consistenza di attività finanziarie in mano alle famiglie, ogni punto
percentuale di remunerazione si può stimare nell’ordine di circa 30 miliardi di euro,
quasi il 2% del Pil, la dimensione di una buona manovra di bilancio pubblico del
passato».

Risparmio e Covid
Il problema però è trovare un’attività finanziaria che renda l’1% al netto dei costi e
dell’inflazione per investitori con un profilo di rischio conservativo come sono
coloro che possiedono 1.339 miliardi di euro in depositi (dati Bankitalia). Che sono
esplosi in Italia causa Covid: sempre secondo Bankitalia, i depositi sono cresciuti di
85 miliardi di euro nel 2020, più di due volte la media dei cinque anni precedenti.
L’anno scorso «la propensione al risparmio si è collocata sui livelli massimi degli
ultimi vent’anni – dice l’istituto centrale –. Nelle valutazioni delle famiglie, solo un
terzo del risparmio accantonato nel 2020 sarà consumato nell’anno in corso».
Ovvero nel 2021. Il resto rimarrà nei depositi.

Alternativa? Nessuna
Al momento non c’è un prodotto finanziario che renda l’1% al netto di costi e
inflazione a causa dei tassi di interesse molto bassi in Europa: è la risposta degli
intermediari finanziari (vedi pagina a fianco) e dei consulenti indipendenti. Per
ottenere dei rendimenti bisogna fare una pianificazione finanziaria, stabilire il8/7/2021 Il Sole 24 Ore
https://www.quotidiano.ilsole24ore.com/sfoglio/aviator.php?newspaper=S24&issue=20210619&edition=PLUS&startpage=1&displaypages=2 2/2
proprio profilo di rischio e l’orizzonte temporale. La strategia che più volte su
Plus24 è stata descritta. Non ci sono scorciatoie soprattutto in un quadro
economico-finanziario come l’attuale.
L’unica variabile all’orizzonte è la possibilità di un rialzo dei tassi della Fed, la
banca centrale americana, per spegnere la fiammata inflazionistica Usa. Ma il
numero uno della Fed, Jerome Powell, ha rassicurato i mercati sul fatto che un
cambio di rotta non è imminente.


Il risparmiatore italiano
«Perché il risparmiatore italiano tiene i soldi sul conto? Io credo sia perché non è
abituato a gestire l’incertezza e l’attuale situazione globale ha messo in luce più di
prima l’incertezza sul futuro – spiega Luca Lupotto di Alfa consulenza –. Per
sfidare l’incertezza, un prodotto “garantito” no risk all’1% è solo un palliativo,
serve lavorare con la pianificazione». Pianificazione per contrastare la difficoltà di
gestire le incertezze. Basterà? Renato Viero, consulente finanziario indipendente ha
una teoria sui risparmiatori italiani: «Nel nostro Paese vi è la tendenza a oscillare
tra due estremi quando si tratta di investimenti: dal rischio zero alla speculazione.
Dai BTp al Bitcoin». Qual è dunque la soluzione? «La chiave per risolvere il
problema è nella presa di rischio consapevole. I tassi governativi a zero hanno
infatti annullato un asset class, quella cosiddetta risk free». Il vecchio adagio
funziona sempre: non esistono scorciatoie. O si lasciano i soldi sul conto corrente o
si prende un po’ di rischio per ottenere dei rendimenti.

fonte sole 24 ore

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